A Milano, La Terra è Bassa

Felicissimi di avere messo sotto vuoto tutte le reliquie lasciate in casa negli anni dai nostri artisti in residenza. Potrete vederle alla Farmacia Wurmkos, di Sesto San Giovanni, fino al 6 marzo. Pendono come panni stesi sopra il tappeto della Nuova Didattica Popolare. E sullo sfondo una informativa mappa concettuale che ci dice cosa condividiamo con altri spazi indipendenti e ci fa sentire meno soli;-)

La terra è bassa

10 luoghi per 10 progetti

a cura di Alessandra Pioselli

inaugurazione mercoledì 30 gennaio ore 18,30 fino al 5 marzo 2019

Farmacia Wurmkos

martedì e giovedì dalle 16 alle 19 e su appuntamento 388 6159134 – 347 1585410

via Puccini, 60 Sesto San Giovanni (MI) MM 1 Sesto FS

La mostra La terra è bassa è il frutto di una ricerca che, rilanciando il tema del convegno Abitare l’arte. Incontro nazionale di residenze d’artista (Breno, 2017), pone in dialogo dieci “progetti territoriali” accomunati dall’intento di sostenere pratiche artistiche che si sviluppano in contesti territoriali specifici, agendo mutuamente con le realtà sociali e culturali che li qualificano.

Come afferma un detto contadino, la terra è bassa perché bisogna chinare la schiena per coltivarla, ed è un lavoro faticoso, lento, attento. All’interno di una cornice di corrispondenze internazionali, questi progetti piegano lo sguardo su situazioni territoriali e contestuali circostanziate, con un approccio temporale esteso e di accurata premura che il verbo latino colĕre nelle sue accezioni incarna nell’atto del coltivare/curare/abitare.

Fondati da circa la metà degli anni duemila in avanti da gruppi di artisti, curatori, cittadini o promossi da enti pubblici, questi progetti stabiliscono articolati nessi con i territori e le comunità in trasformazione, decifrandone la storia, la materialità, gli aspetti ambientali, antropologici, simbolici, le identità composite. Queste esperienze sondano i modi e gli esiti della progettualità artistica nell’innescare possibili percorsi di senso che pongono domande su chi abita oggi il territorio, sulle forme di socialità, sulle prospettive di sviluppo locale, di cura e d’interpretazione.

È un lavoro particolarmente significativo per l’Italia, perché diventa interprete della frammentazione e della diversità antropologica del paese, tangendo inevitabilmente una sfera di questioni cruciali, dall’abbandono dei piccoli centri delle aree interne del paese, alle trasformazioni economiche e sociali delle aree metropolitane, alla gestione del paesaggio, alla riflessione sui beni comuni che inscrive nel suo orizzonte la nozione di territorio, trovando nel dettato costituzionale il suo fondamento.

La ricognizione in mostra prova a tracciare le riflessioni, gli obiettivi, i metodi plurali di queste pratiche, visualizzando le vicinanze e le differenze, le ricorrenze e le distanze tra i progetti, attraverso una mappa concettuale che dà forma all’allestimento e materiali di documentazione, testi, fotografie, video, pubblicazioni, comunicati, multipli e opere.

Si evidenzia una trama di modi lavorare ricca di sfumature, che rivela la capacità di coinvolgimento

di un’ampia sfera di attori territoriali, extra-territoriali e internazionali, attraverso mostre, progetti, residenze, pubblicazioni, archivi, conferenze, progetti educativi, laboratori, attivazione di microeconomie, musei diffusi.

L’intento della mostra è quello di stimolare una riflessione su queste pratiche, su come operano in concreto, sugli approcci processuali e teorici degli artisti e sulle necessità culturali che manifestano, anche in relazione alla riflessione sul proprio ruolo.

A Cielo Aperto (Latronico, Basilicata), Aperto_art on the border (Valcamonica, Lombardia), Cantieri d’Arte (Viterbo, Lazio), Case Sparse (Malonno, Lombardia), Progetto Diogene (Torino, Piemonte), GAP Guilmi Art Project (Guilmi, Abruzzo), Giuseppefraugallery (Gonnesa, Sardegna), Kaninchen-Haus (Torino, Piemonte), Ramdom (Gagliano del Capo, Puglia), Viaindustriae (Foligno, Umbria).

Abbiamo preso in prestito una manciata di foto dai social, tanto per darvi un’idea

SIAMO al MAMBO con AVANZI!

Chi ci segue senza aspettare i nostri post lo sa già, per tutti gli altri che  visitano il sito per avere notizie fresche sulle nostre attività diamo la notizia solo ora, quasi troppo tardi. GuilmiArtProject è alla mostra That’s IT! Sull’ultima generazione di artisti in Italia e a un metro e ottanta dal confine, al MamBo. Siamo presenti grazie ad Elena Mazzi, che invitata dal nuovo direttore del Museo d’Arte Contemporanea di Bologna, Lorenzo Balbi, propone Avanzi, il nostro progetto residenza del 2015. Con l’occasione, abbiamo collaborato nuovamente con l’artista emiliana, alla produzione dell’ultima tappa del progetto: un libro d’artista realizzato in 200 copie da Boite Edition, con la collaborazione della Fondazione il Bisonte per le 18 + 9 edizioni per i collezionisti, arricchite da preziose scatole e serigrafie numerate e firmate. That’s IT è in programma fino all’11 novembre, ma ci è giunta una voce molto sensata, secondo la quale la mostra verrà prorogata fino all’inizio di gennaio (date da confermare).
Quindi, andate a visitarla, avete ancora un po’ di tempo!

Il MAMbo apre la programmazione espositiva del suo spazio principale – la Sala delle Ciminiere – sotto la direzione artistica di Lorenzo Balbi, con That’s IT! Sull’ultima generazione di artisti in Italia e a un metro e ottanta dal confine, una mostra che presenta i lavori di 56 tra artisti e collettivi nati dal 1980 in avanti, esplorando differenti media e linguaggi.

L’esposizione, dal taglio dichiaratamente generazionale, indaga gli sviluppi più recenti dell’arte nel nostro Paese, coerentemente con un preciso posizionamento nel panorama italiano e internazionale che il MAMbo ha scelto di darsi.

That’s IT! (IT come codice dell’Unione Europea che individua la sigla dell’Italia) non si sviluppa, volutamente, intorno a un concept unitario e monolitico, ma propone interrogativi e possibili letture della contemporaneità in una prospettiva aperta, dialettica e magmatica. Ha ancora senso oggi definire un artista “italiano”? Cosa contribuisce a determinare la definizione di “italianità”? Tale definizione ha delle conseguenze sull’autorappresentazione dell’artista? Dove e come poniamo il confine geografico e generazionale? La mostra propone alcune tra le possibili risposte.

Qui un po’ di foto, ma solo di ciò che più ci riguarda:

Artisti in mostra:

Matilde Cassani (1980), Giuseppe De Mattia (1980), Margherita Moscardini (1981), Michele Sibiloni (1981), Riccardo Benassi (1982), Ludovica Carbotta (1982), Danilo Correale (1982), Andrea De Stefani (1982), Giulio Squillacciotti (1982), Marco Strappato (1982), Carlo Gabriele Tribbioli (1982), Ian Tweedy (1982), Invernomuto (Simone Trabucchi, 1982 e Simone Bertuzzi, 1983), Francesco Bertocco (1983), Giovanni Giaretta (1983), Lorenzo Senni (1983), Alberto Tadiello (1983), IOCOSE (Filippo Cuttica, 1983, Davide Prati, 1983, Matteo Cremonesi, 1984 e Paolo Ruffino, 1984), Elia Cantori (1984), Giulio Delvè (1984), Elena Mazzi (1984), Diego Tonus (1984), Calori&Maillard (Violette Maillard, 1984 e Letizia Calori, 1986), Federico Antonini (1985), Alessio D’Ellena (1985), Nicolò Degiorgis (1985), Riccardo Giacconi (1985), Adelita Husni-Bey (1985), Diego Marcon (1985), Ruth Beraha (1986), Elisa Caldana (1986), Roberto Fassone (1986), Francesco Fonassi (1986), Petrit Halilaj (1986), Andrea Kvas (1986), Beatrice Marchi (1986), The Cool Couple (Niccolò Benetton, 1986 e Simone Santilli, 1987), Filippo Bisagni (1987), Benni Bosetto (1987), Lia Cecchin (1987), Alessandro Di Pietro (1987), Stefano Serretta (1987), Giulia Cenci (1988), Tomaso De Luca (1988), Julia Frank (1988), Marco Giordano (1988), Orestis Mavroudis (1988), Valentina Furian (1989), Parasite 2.0 (Stefano Colombo, 1989, Eugenio Cosentino, 1989 e Luca Marullo, 1989), Alice Ronchi (1989), Emilio Vavarella (1989), Irene Fenara (1990), Angelo Licciardello (1990) & Francesco Tagliavia (1992), Caterina Morigi (1991), Margherita Raso (1991), Guendalina Cerruti (1992).

That’s IT! Sull’ultima generazione di artisti in Italia e a un metro e ottanta dal confine è resa possibile grazie al prezioso supporto del main sponsor Hera e dello sponsor Gruppo Unipol, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna. La mostra fa parte di Bologna Estate 2018, il cartellone di attività promosso e coordinato dal Comune di Bologna.

Prevedello non delude mai

Si è aperta il 30 settembre la mostra Interno di Fabrizio Prevedello a Sarzana, nella fidata galleria Cardelli e Fontana. Interno perché? A parte l’immediato invito della galleria a superare la soglia, se si vuole vedere oltre la trasparenza negata della vetrina d’entrata, “sommariamente dipinta di bianco”?

Interno perché questa dimensione è stata enfatizzata con la riduzione delle aperture dello spazio espositivo, per esaltare una luce ordinaria eppure così straordinaria, se la si sa catturare. Interno perché, muovendoci intorno ad alcune sculture messe di sghembo, a formare degli anfratti col muro, ne scopriamo il lato ironicamente citazionista verso Brancusi. Interno perché una tenda ci apre, come un velo di Maya, l’infinita potenza un paesaggio montano su un marmo.

Interno banalmente perché se per avere un senso dei pieni bisogna indagare i vuoti, allora capiamo che qui l’interno – valore spaziale -, è indagato tramite i valori superficiali di un Rosone di vetri trasparenti e ferro; o di una scultura, che è più un disegno tridimensionale di tondini di ferro, la cui dimensione spaziale è annullata dall’allocazione parallela delle lastre di marmo Verde Alpi che la compongono.

Le foto non rendono, visitate la mostra! Fino al 18 novembre 2017… c’è anche un profumo in galleria.

Prestissimo Fabrizio Prevedello, da mettere in calendario!

Una nuova personale di Fabrizio Prevedello da Cardelli e Fontana, dal titolo curioso per l’artista padovano (e orgogliosamente residente a GuilmiArtProject nel 2013). Infatti Prevedello si è spesso misurato con gli esterni sterminati delle montagne carraresi, alla prima è quindi difficile pensare per lui ad una mostra chiamata Interno. Ma in effetti le sue sculture, i paesaggi che evocano e gli gravitano intorno sono di stampo romantico: paesaggi dell’anima elegantissimi, che “si esperiscono con gli occhi dello spirito” (Caspar David Friedrich) e “anche quando sono all’interno dello studio è un po’ come se tutto ciò che sta fuori – il paesaggio, le montagne e le cave – fanno comunque parte della mia consapevolezza, di quello che so esserci attorno” (Fabrizio Prevedello).

21740554_1631618126891054_3059752384873425270_n.jpgIl 30 settembre noi esperiremo invece le sue opere con gli occhi ben aperti, quelli che abbiamo sul viso, non quelli dello spirito. Ché siamo sicuri che anche allo spirito arriveranno, ma intanto ci saziamo la vista.

Fabrizio Prevedello INTERNO Sarzana 2017

La vetrata di ingresso alla galleria è sommariamente dipinta di bianco, si riesce male a vedervi attraverso.
La parola “Interno” invece è stata scritta sul colore prima che asciugasse. Sbirciando si intuisce qualcosa.
 
Dentro la luce è bassa, colorata, filtra da una piccola apertura, un pertugio? Una finestra? È il materiale di cui è costituita a determinarne il colore.
Ma ci stiamo distraendo.
Davanti a noi una grande scultura in metallo e vetri si pone come diaframma tra l’ingresso e lo spazio espositivo.
La scultura si chiama Rosone, un nome così ci ricorda un luogo che ha a che fare col sacro. Forse.
Dopo Rosone alcune sculture in marmo e altri vari materiali, poggiate a terra, appese alle pareti, incassate nel muro.
 
Di nuovo un inciampo allo sguardo.
Questa volta è una scultura dall’aspetto instabile a ostruirci la vista.
La superiamo.
In fondo allo spazio, in una zona più buia, l’ultima scultura è poggiata su uno specchio d’acqua.

Aspettatevi degli aggiornamenti a posteriori, dopo che avremo visitato la mostra. Intanto pregustatevi Fabrizio Prevedello in una studio visit molto speciale, condotta ormai più di un anno fa da Davide Daninos e Jacopo Menzani. Imperdibile!

Quanto contano le immagini

Se lo chiede, rispondendo lui stesso con immagini, Cosimo Veneziano (Moncalieri, TO, 1983) da sempre, ma in particolare nella sua doppia personale torinese Petrolio/Appunti, aperta il 9 febbraio alla Galleria Alberto Peola e di imminentissima apertura al Museo Ettore  Fico, il 16 febbraio.

Fonti affidabilissime di prima mano ci dicono che la mostra da Alberto Peola è imperdibile, ma siamo sicuri che anche quella al Museo Ettore Fico non sarà da meno: abbiamo iniziato a conoscere il lavoro di Cosimo Veneziano e la sua silenziosa e acuta (sembra un controsenso, ma non lo è) capacità di osservazione e sintesi sui temi del visibile e le comunità non ci è sfuggita. Al contrario… è per questo che sarà l’artista in residenza di GuilmiArtProject in questo 2017.

Noi andremo a breve, invitiamo tutti i nostri cari a fare lo stesso. Anche perché Torino è Torino!

Cosimo Veneziano, Petrolio/Appunti, Galleria Alberto Peola,
10 febbraio – 1 aprile 2017
Orario: martedì – sabato, ore 15-19. Mattino su appuntamento

Cosimo Veneziano, PetrolioMuseo Ettore  Fico, testo in mostra Elena Forin
16 febbraio – 16 aprile 2017
Orario: da mercoledì a venerdì 14-19; sabato e domenica 11-19

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Cosimo Veneziano, Los contrabandistas copiaron una escultura de mucho valor, 2014, serigrafia su tela

Roma, 25 gennaio 2017

 

Da non perdere l’inaugurazione di Notes on Complexity, il primo solo show di Elena Mazzi, nostra artista in residenza nel 2015) alla Galleria Ex-Elettrofonica. La mostra andrà avanti fino al 17 marzo e nel caso voleste vistarla nei weekend, accertatevi che sia aperta e prendete un appuntamento. Sotto i contatti:

Ex-Elettrofonica, Vicolo Sant’Onofrio, 10, 00165, Roma
tel +39 0664760163
skype: exelettrofonica
mail info@exelettrofonica.com

INOLTRE Elena Mazzi:

– il 31 gennaio presenterà alla Manula House di Helsinki il lavoro I’m Talking to You realizzato l’anno scorso durante la residenza in Finlandia
https://www.facebook.com/events/972405459556304/

–  l’8 Febbraio alla GAM di Torino presenterà un evento parte del progetto Atlante Energetico
http://www.gamtorino.it/it/eventi-e-mostre/atlante-energetico-conferenze-e-performance

Hope to see you somewhere around!