Un racconto di Rosanna Sfragara per rendere parte di Salvatico, un progetto di incontri ed esperienze per la salvaguardia del fiume Trigno e di tutte le acque del mondo.
Il programma di Salvatico lo trovate a fine pagina. Buona lettura e, ci vediamo sulle rive!

Eravamo oltre cento persone… Arrivate a poco a poco sulla riva dalle 19h, ripartite a poco a poco dalla riva fino all’una di notte e oltre
Un quadro d’altri tempi: anziani, bambini, qualche giovane sui sassi d’argilla polverosa e quel guado di fortuna sopra il rivolo d’acqua che è poca ma si sente, per chi scende da Canneto.
Cecilia emozionata ha prestato mani e voce alle argille del Trigno e del Sinello e alla sua arte raffinata imparata a Buenos Aires e incamminata, ora, selvatica e sveglia e appassionata, sui sentieri spopolati e verdi delle terre di Abruzzo. I bambini subito complici, inarrestabili, infaticabili; gli adulti attenti curiosi e composti, che chissà poi cos’ è che ci frena il desiderio così presto e quella gioia di sporcarci le mani e inventare e fare!
Ci siamo incantati a guardare gli spilli di farfalle e di falene, nelle scatole di legno bello che Micaela tirava fuori come una maga le sue pozioni e Pietro, quindici anni e molta estrosa simpatia, illuminava con la torcia e ci avvicinava all’occhio, uno per una. A noi, così stupiti di imparare da lei che anche loro, le farfalle e le falene, impollinano, mica solo le api. E, spesso ognuna ha la sua pianta amata e prediletta. E che di falene in Italia ne han contate 4000 specie – ma quante sono per davvero non si sa – e nel mondo poi, chi lo sa?
Molta allegria a gustare la pizza di Rocca, la porchetta di Liscia, l’insalata succosa di Licineto, negli spazi pieni di verde e cura della Biofattoria, sull’antico greto.
Giordano cantava, un programma tutto diverso e improvvisato, ha detto, quasi a scusarsi che i suoi compagni all’ultimo son dovuti partire e il loro progetto musicale ce lo faranno ascoltare una prossima volta – io lo spero, sul fiume però – e noi si chiacchierava, si brindava e finalmente al fresco delle piante, si stava.
Il biliardino brulicante di bambine e di bambini come il tavolo centrale delle ragazze e dei ragazzi della nuova amministrazione di Roccavivara che, solo a guardarli, a me si è aperto un respiro leggero…un non so che di fiducia larga, quieta…
Incamminati come un popolo lento e attento, ci siamo tornati brilli in riva, era tardi tardissimo, e siamo stati come in cerchio religioso attorno al telescopio di Fiore e a quel puntatore verde – che magia un raggio così verde e lungo da toccare Vega e noi con lui.
Ci siam persi, almeno io di certo, tra tutte le stelle vive e alcune quasi morte e l’idrogeno e l’elio e il rosso per il freddo e il blu che segna il caldo, ed era solo una la galassia, quella nostra, chissà come saran tutte le altre. Persi come ci si perde nel bosco delle fiabe e degli incanti, da cui si esce ritrovati, spaesati e nuovi. Polvere di stelle.
Era buio, quasi, peccato la luce fissa del santuario e la foschia, ripeteva Fiore, eppure come ci brillavano gli occhi si vedeva, fuori e dentro il telescopio. Somiglianti, quasi, a quelli delle volpi e dei furetti tra le querce.
La civetta a testimone e altri uccelli misteriosi a spiarci, da là in fondo, tra gli alberi della sponda molisana.
Due medici, la macchina della protezione civile, un’infermiera e il pioppo bianco a vegliare su noi tutte e tutti, discreti e presenti.
Io non me la scordo una serata come questa, quella stesa di bianco e le tre fiaccole sul greto e Enza che accompagna avanti e indietro le persone senza l’Ade e Mario che fischia e finalmente, dopo tanta grande generosa fatica, anche lui si mangia un boccone e ride. E sta seduto in pace per un solo lunghissimo minuto.
Ho ricevuto tanti grazie e li passo a voi ché sono tutti vostri, Mario, Stefano, Enza, Cecilia, Micaela, Emmanuel, Antonio, Giordano, Elio, Fiore e il presidio tutto di Celenza e le persone di Rocca e quel che siete riusciti a cucire e le e i venuti da Carunchio, Palmoli, Vasto e Montenero, da Furci, Tufillo e … ah, saperle tutte le provenienze e le mappe delle acque e delle storie e le loro colorate geografie.
Di cuore, grazie.
A lunedì
Rosanna
P. S. Sebastiano, 8 anni, ha reimpastato argilla per tre giorni; Ottavio, 70 anni, mi ha portato a mano aperta spalancata la falena grande che in cucina lo ha aspettato. E visitato.
“Non possiamo imparare a pensare come i fiumi. Ma possiamo iniziare a pensare insieme a loro.”
Robert Macfarlane







