Rosalba. Lo spazio cangiante

Il libro di Angela Oberer, The Life and Work of Rosalba Carriera (1673-1757). The Queen of Pastel (Walburgpers, 2020) affronta il tema della casa-studio dell’artista: un tema apparentemente marginale nell’economia del libro, ma che offre una chiave di lettura utile per comprendere l’impostazione attuale di GuilmiArtProject, in particolare riguardo al modo di abitare lo spazio in relazione con l’altro, con la prossimità umana e con ciò che va oltre l’umano.

Come molte donne che nel Settecento presero la decisione di smarcarsi dalla posizione subordinata rispetto a una figura maschile e decisero di condurre la propria esistenza in maniera non convenzionale, Rosalba Carriera, pur mantenendo un basso profilo, prese delle posture audaci rispetto alle convenzioni dell’epoca, che oggigiorno possono essere rilette in chiave decisamente rivoluzionaria. Una di queste posture riguarda l’occupazione dello spazio a Venezia, sua città d’origine dove decise di continuare a vivere, nonostante la fama internazionale le avesse offerto opportunità nelle maggiori corti europee. Comprato un lotto edificabile, la prima decisione controcorrente di Rosalba fu di lasciarne una parte a giardino, di fatto vanificando l’alto valore commerciale del mattone, nella zona più prestigiosa della città lagunare. Ma fu la destinazione d’uso poliedrica della casa, che ne fece un esempio all’avanguardia di avamposto femminile e anti-patriarcale, dove alla convenienza sociale Rosalba antepose benessere ed economia (concetti in perfetto accordo, a dispetto delle logiche liberiste che inducono a legare il benessere alla moneta), condivisione, accoglienza e multidisciplinarietà. L’abitazione era infatti a più livelli: ognuno di essi era suddiviso per attività. Al piano superiore, solitamente di servizio, si trovavano gli ambienti domestici, che Rosalba – per scelta mai sposata – condivideva con le sue due sorelle. Nel piano sottostante, il piano nobile dalle grandi finestre affacciate sul Canal Grande era allestito a sala di posa dai colori pastello. Qui Rosalba invitava i reali di Francia e di Danimarca a posare umili di fronte una donna, e sotto gli occhi di tutti i curiosi del Canal Grande. Sullo stesso piano, ma con l’affaccio meno in vista, era la scuola di pittura per ragazze, che l’artista conduceva le sue sorelle. Al piano terreno era il negozio, nel quale Rosalba vendeva le sue opere più commerciali ai gran turisti che bramavano di poter portare un ricordo speciale dai loro viaggi in Italia.

Tale sconvenienza è quella che nel tempo ha guidato la postura di GuilmiArtProject e le sue molteplici attività, non sempre leggibili, ma coerenti con la propria missione di ospitalità artistica e le visioni orientate verso condivisione, scambio e multidisciplinarietà. Rosalba semplicemente dice a gran voce che GAP non è un albergo, non è un B&B, non è una casa privata (se non dal catasto), ma è un luogo di produzione di benessere, idee, amicizie e cultura.

Rosalba è uno spazio di azione, riflessione e socialità. Uno spazio cangiante all’insegna di alcuni gangli teorici che rivolgono intorno all’idea del superamento dei perimetri e delle barriere: umane, architettoniche, relazionali e concettuali.
Inaugurato come nuovo formato residenziale nel 2024, Rosalba. Lo spazio cangiante nasce in una residenza d’artista da cui si premette di uscire, rimuovendone le pareti e espandendosi nello spazio pubblico e nell’etere, nel rispetto di ogni essere vivente. Rosalba. Lo spazio cangiante si compone di diverse parti scomponibili, assemblabili, removibili, porose e fluide, che includono residenze, incontri e momenti di socialità formali e informali e che possono prevedere momenti di sintesi e di restituzione, ma non ne sono l’obiettivo primario, che resta quello del puro con-vivere.

Architettura e colore sono elementi essenziali in Rosalba, che mette in discussione l’idea della casa come tradizionale spazio domestico o come luogo da mettere profitto nell’ottica attuale del turismo salva-borghi. Come il colore alleggerisce la pesantezza dei muri e delle pareti perimetrali, Rosalba annulla la gerarchia tra ospitato e ospitante. La voce di Rosalba è plurale, dinamica, generativa e cangiante.

Rosalba. Lo spazio cangiante, video e grafica di Daria Menafra

Le Corbusier definì l’architettura “gioco sapiente e magnifico dei volumi sotto la luce”: pure il pensiero, spesso contraddittorio del grande architetto francese, guida GuilmiArtProject nel delineare contesti immaginari per comunità alternative. Le sue parole risuonano come un mondo di possibilità in cui la solidità della pietra (nel caso di Le Corbusier, il cemento) si sfalda, e i solidi volumi si articolano compenetrandosi e portandoci altrove. L’invito di Rosalba vorrà quindi rivolgersi non solo ad artist*, architett*, grafic*, sociolog**, antropolog**, etc…, ma anche a tutti coloro che più volte nella vita hanno desiderato non stare nei perimetri dati e nelle solide mura di pietra di una casa rurale nel mezzo quasi del nulla.

Le Corbusier, Vers une architecture, Les Éditions G. Crès Et Cie
21, Paris, 1923

In sostanza, Rosalba è un formato di residenze di max 10 giorni che ruota intorno alle idee di:

  • casa come spazio costruito
  • casa come spazio sociale
  • casa come luogo di performance pubblica
  • coabitazione
  • condivisione
  • decostruzione dell’idea di casa come spazio puramente domestico
  • casa come luogo di accoglienza di comunità temporanee